Come restare umani in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente nella vita quotidiana? È stata questa la domanda al centro di “INTELLIGENZ-E. Essere umani nell’epoca dell’intelligenza artificiale”, l’incontro organizzato dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) in collaborazione con il Cortile dei Gentili, martedì 27 ottobre a Palazzo Altieri, a Roma. Il confronto ha visto confrontarsi voci provenienti dal diritto, dalla psicologia e dalla storia dell’arte, affiancate da interventi di giovani studenti. Dopo il saluto introduttivo del presidente dell’ABI, Cav. Lav. Antonio Patuelli, l’incontro è entrato nel vivo, subito dopo un intermezzo musicale affidato all’Ensemble Cello Generation.
Nel suo intervento, Luca Antonini, Vice Presidente della Corte Costituzionale, ha richiamato l’attenzione sul potere assunto dalle grandi piattaforme digitali. I social network, ha osservato, possono esasperare le preferenze individuali e influenzare il modo in cui le persone interpretano la realtà. In questo scenario, l’indebolimento del ruolo dei giornalisti rappresenta un rischio per la democrazia: la circolazione delle informazioni e la possibilità di verificarle restano elementi essenziali della vita pubblica. Antonini ha inoltre sottolineato una differenza fondamentale tra esseri umani e macchine: l’intelligenza artificiale non conosce la fatica, la sofferenza o la morte. Il limite, spesso percepito come una debolezza, può invece costituire una risorsa propriamente umana.
La prospettiva psicologica è stata approfondita da Alessandra Talamo, docente di Psicologia sociale e membro della Consulta scientifica del Cortile dei Gentili. Se in passato l’intelligenza veniva spesso appiattita a una misura, come il quoziente intellettivo, oggi è sempre più importante considerare la capacità di affrontare problemi e raggiungere obiettivi, riconoscendo dimensioni diverse, da quella cognitiva a quella emotiva. Talamo si è soffermata soprattutto sull’esperienza dei giovani, che continuano a cercare autonomia e relazioni autentiche, ma crescono in un ambiente trasformato dalle tecnologie digitali. L’uso intenso del telefono può interferire con il sonno e favorire forme di attenzione frammentata; allo stesso tempo, la riduzione degli incontri in presenza rischia di indebolire empatia e senso di appartenenza. La questione, quindi, non riguarda soltanto gli strumenti, ma anche il modo in cui vengono integrati nella vita quotidiana.
Il rapporto tra tecnologia e sensibilità è stato affrontato da Maria Cristina Terzaghi, docente di Storia dell’arte moderna all’Università Roma Tre. L’intelligenza artificiale può contribuire a ricostruire alcuni aspetti sensoriali legati a un’opera, come odori, sapori e rumori, aprendo possibilità interessanti per l’esperienza e la divulgazione artistica. Resta, però, centrale la domanda su ciò che la tecnologia può davvero comprendere e su ciò che, invece, continua a dipendere dall’esperienza umana.
Il confronto si è concluso con gli interventi degli studenti, tra cui membri della Consulta giovanile del Cortile dei Gentili, allievi del Collegio “Lamaro Pozzani” e ambasciatori del progetto Luiss “Legalità e Merito”. Dai loro contributi, è emersa l’idea che l’intelligenza artificiale trasformerà la scuola, il lavoro, la finanza e le relazioni, rendendo quantomai urgente il riconoscimento dei tratti distintivi della mente umana. La scuola, insieme alle famiglie, deve aiutare a sviluppare capacità critiche e a imparare a usare consapevolmente questi strumenti.
Una delle riflessioni più attuali è stata proposta da Chiara Moretti, studentessa del Collegio: «L’intelligenza artificiale può darci le risposte, ma il desiderio di fare domande deve rimanere nostro». È una distinzione semplice, ma decisiva: delegare alcune attività a una macchina non significa rinunciare alla curiosità, alla responsabilità o alla capacità di scegliere. L’incontro ha lasciato così aperta una sfida che non è soltanto tecnologica. Più che stabilire quanto le macchine possano diventare intelligenti, occorre interrogarsi su come le persone intendano usare questa possibilità, preservando il pensiero critico, le relazioni e il senso del limite.