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Il sogno e la visione: il cinema di Luis Buñuel tra surrealismo e realtà

13.05.2026

di Lorenza Mergiotti

Nella densa geografia delle storiche avanguardie, il surrealismo occupa una posizione centrale per la sua abilità di ridefinire il vero concetto di creatività. Nato nella prima decade del ventesimo secolo, come risposta ad una società sempre più meccanizzata, questo movimento ha trasformato la psiche in un territorio di conquista politica e artistica. Non è stata solo una rivoluzione dei colori e delle immagini, ma un radicale cambiamento nella moderna sensibilità, che ha trovato nel cinema il suo più potente e universale mezzo di comunicazione.

Lunedì 11 maggio, presso il Collegio “Lamaro Pozzani”, si è concluso il ciclo di incontri “I grandi maestri del cinema: visioni, linguaggi e poetiche d’autore”, realizzato con il prezioso contributo del professore Flavio De Bernardinis. Quest’ultimo, storico del cinema e professore presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, ci ha guidato alla scoperta di questa eredità attraverso alcuni dei capolavori di Luis Buñuel, concludendo un viaggio iniziato con l’analisi di Stanley Kubrick e proseguito con Federico Fellini.

L’incontro si è aperto con i dirompenti primi due minuti di “Un chien andalou”. Questo frammento di cinema muto, nato dal sodalizio tra Buñuel e Salvador Dalí, rimane tutt’oggi uno shock visivo: la celebre sequenza del taglio dell’occhio presenta un gesto di rottura necessario per liberare la nostra visione dalle regole della logica. Come De Berardinis sottolinea, richiamando una famosa riflessione del Premio Nobel Octavio Paz, l’opera rappresenta “il primo momento in cui poesia e cinema si incontrano”. Il film non richiede una spiegazione logica, ma ci invita ad esplorare desideri e impulsi che abitano la dimensione dei sogni, restituendo all’immagine la sua forza più pura.

La discussione si è poi spostata su “Tristana” un capolavoro della maturità, in cui il tema del taglio torna attraverso la mutilazione della protagonista. In una Toledo dominata dal suono delle campane, Buñuel trasforma la narrativa in una mappa dei conflitti umani: se per Stanley Kubrick l’icona è il monolite e per Federico Fellini è la croce, per Buñuel il cuore strutturale diventa la campana. Tristana stessa ne diventa l’incarnazione, con la sua gamba amputata che fa da pendolo, simbolo di un’esistenza che si fa vendicativa. Questa è una forte metafora della Spagna del tempo, capace di decapitare il suo stesso passato per trasformarsi in una nuova forma di oppressione.

Queste serate testimoniano il percorso di crescita che il Collegio “Lamaro Pozzani” offre e desidera per i suoi studenti. Sono momenti di discussione che ci ricordano che la vera formazione passa attraverso l’abilità di accogliere la complessità, imparando ad interrogare la realtà con un approccio critico. Esplorare l’universo cinematografico di Buñuel è stato un invito a coltivare uno sguardo profondo e consapevole che indaga oltre la superficie delle immagini e ci fornisce le coordinate per interpretare il nostro presente.