Menu

Gli expat: la dicotomia tra le opportunità all’estero e il richiamo dell’Italia

02.03.2026

di Angelica Musso

Ogni studente italiano al termine del proprio percorso accademico si trova dinanzi a una scelta difficile in merito alla sua futura carriera: rimanere in Italia o cercare fortuna all’estero? È per fornire ai suoi alunni una visione onnicomprensiva del tema che la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro in collaborazione con l’Associazione Alumni ha proseguito, in data 23 febbraio, il ciclo di incontri “Talenti globali: il ruolo degli expat nel mercato del lavoro nazionale e internazionale”, invitando due ex-alunni: Silvio Porcellana, imprenditore e sviluppatore nel settore web, e Giulio Sdei, Vice President NATO & EU Business Development per Leonardo.

Tecla Rodi, Vice Presidente dell’Associazione, ha presentato gli ospiti e riassunto i precedenti incontri, ricordando come l’esodo di giovani italiani all’estero sia ormai un fenomeno abituale, sebbene sia sempre più complesso definire la natura degli “expat” in un’economia globale caratterizzata da una spiccata mobilità. La parola è passata quindi agli ospiti, due professionisti che, dopo aver iniziato la carriera all’estero, sono tornati in Italia.

Silvio Porcellana ha condiviso la sua testimonianza di ex collegiale e laureato in Economia e Commercio. Grazie a una tesi di laurea che gli ha permesso di esplorare il mondo del web — da lui definito “un mondo senza confini per definizione” — ha intrapreso una carriera a Londra. Qui ha iniziato a confrontarsi con la scelta dicotomica tra le possibilità di business in Italia e all’estero. Il suo percorso è proseguito con il trasferimento a Roma per sviluppare attività rivolte a una platea internazionale, fino al ritorno ad Asti, sua città natale, spinto dalla volontà di “immaginare un futuro in cui l’Italia riesca a creare le proprie infrastrutture digitali”.

È stato poi il turno di Giulio Sdei, laureato in Ingegneria Aerospaziale. Dopo un accenno alla vita in collegio condivisa con Porcellana, Sdei ha offerto una panoramica su Leonardo, colosso italiano del settore aerospazio, sicurezza e difesa. Ha sottolineato l’apertura internazionale dell’azienda, che genera l’82% del fatturato all’estero e conta circa il 40% dei suoi 64.000 dipendenti residenti fuori dall’Italia. Sdei ha ripercorso le tappe della sua carriera: dalla fase iniziale in Italia al trasferimento nel Regno Unito come responsabile vendite, fino a Varsavia, dove la gestione di un team multiculturale ha rappresentato una fondamentale occasione di crescita. Il rientro a Roma è avvenuto con un bagaglio arricchito dall’esperienza internazionale e dalla formazione continua, elementi considerati cruciali tanto quanto le competenze tecniche.

La serata è proseguita con il consueto dibattito. Una domanda di Marco Piermarini (Economia e Finanza) ha permesso a Sdei di approfondire l’importanza del confronto con culture diverse per sviluppare umiltà e capacità di comprensione. Incalzato da Tecla Rodi, Porcellana ha ribadito la necessità per l’Italia di raggiungere un’autonomia strategica nel web attraverso politiche di conservazione dei talenti. Martino Casarotto (Giurisprudenza) ha invece orientato l’analisi sulla flessibilità del mercato europeo rispetto a quello statunitense e sul ruolo dei collegi nel formare “expat” pronti ad ambienti competitivi. Infine, Francesco Minola (Ingegneria Chimica) ha sollevato il dubbio se restare in Italia non offra, paradossalmente, un maggiore potere decisionale e una migliore capacità di muoversi in un ambiente familiare. Porcellana ha risposto che la realizzazione degli obiettivi può essere indipendente dal luogo, purché i piani siano ben definiti, mentre Sdei ha concluso ricordando l’importanza delle sfide personali che la vita all’estero comporta.