L’anniversario degli ottant’anni dal referendum istituzionale e dall’insediamento dell’Assemblea Costituente rappresenta un momento di profonda riflessione non solo per gli storici e i giuristi, ma per l’intera società civile. Per celebrare questa ricorrenza, il 24 giugno 2026 la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, in collaborazione con la Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (CCUM), ha promosso un incontro tenutosi presso il Collegio Universitario dei Cavalieri del Lavoro ‘Lamaro Pozzani’ a Roma.
L’incontro, incentrato sull’analisi delle radici e del futuro della Carta costituzionale, ha visto come ospite e relatore il professor Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università La Sapienza di Roma. Ad arricchire il dibattito sono stati gli interventi del Cavalieri del Lavoro Ercole Pellicanò e del Presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Ugo Salerno, i quali, nei loro interventi, hanno coniugato i principi del diritto pubblico con le realtà concrete del mondo bancario, industriale e produttivo. Sono intervenuti all’incontro anche il professore Sebastiano Maffettone, Coordinatore del Comitato Scientifico del Collegio, e il Cavaliere del Lavoro Luigi Abete, Presidente della Commissione per le attività di formazione del Collegio.
Nel corso della serata e del dibattito, la parola chiave è stata ‘‘compromesso’’: questa non va declinata come un cedimento al ribasso o come una rinuncia valoriale, bensì come la più alta espressione della sintesi democratica. Il professor Azzariti ha introdotto il suo intervento confutando con decisione quelle letture storiche che liquidano il testo del 1948 come un accordo ambiguo o dilatorio. Al contrario, ha dimostrato come la Costituzione italiana sia il frutto di un compromesso alto e nobile, nato dall’incontro tra le quattro grandi culture emergenti del dopoguerra: la tradizione cattolica, quella comunista, quella socialista e quella liberale. A tal proposito, Azzariti ha affermato che «le costituzioni nate da un compromesso autentico come quella italiana non rinviano le decisioni, ma affermano principi inderogabili a tutela della persona».
Evocando le figure di veri e propri ‘giganti’ della politica — da Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira che elaborarono il Codice di Camaldoli, a Palmiro Togliatti, protagonista della svolta di Salerno, fino a Lelio Basso e Luigi Einaudi — il professor Azzariti ha evidenziato come queste personalità siano state capaci di raggiungere una sintesi mirabile: ne sono un esempio l’articolo 7 sui rapporti tra Stato e Chiesa, o l’articolo 3, il cui secondo comma rappresenta un principio inequivocabile di eguaglianza sostanziale e dignità sociale.
Il professore ha poi esteso questa riflessione al presente, ammonendo i giovani contro i rischi di riforme animate da una pura volontà di cambiamento contingente: ‘Il problema di oggi non è riformare la Carta, ma attuarla’. Un monito, il suo, rivolto ai rischi della transizione in corso: «L’intelligenza artificiale o è al servizio della Costituzione e dell’uomo, o si trasforma in una minaccia per la libertà di manifestazione del pensiero».
Le parole del professore sono state seguite dall’intervento del Cavaliere del Lavoro Ercole Pellicanò, il quale ha analizzato l’evoluzione del sistema bancario italiano alla luce dell’articolo 47 della Costituzione, dedicato alla tutela del risparmio e alla disciplina del credito: ripercorrendo le diverse fasi della storia economica nazionale, è notevole come, nel secondo dopoguerra, il sistema finanziario abbia saputo assecondare la ricostruzione del paese anche grazie ai fondi del Piano Marshall, mentre dal miracolo economico alla stagione della deregulation e delle privatizzazioni degli anni Novanta, fino alle recenti sfide poste dalla crisi dei mutui subprime e dall’emergenza pandemica, le banche italiane hanno dimostrato resilienza e senso di responsabilità.
Prendendo la parola per le conclusioni e riallacciandosi al tema introdotto da Pellicanò, il Presidente Salerno ha affrontato il tema della concentrazione bancaria e della nascita di grandi istituti continentali. In questo quadro, pur riconoscendo la necessità di creare campioni nazionali capaci di sostenere le imprese all’estero, ha richiamato l’importanza di preservare una vera “biodiversità finanziaria”, difendendo il ruolo delle banche di territorio e del credito cooperativo, essenziali per un tessuto economico fragile e parcellizzato come quello italiano.
Il focus si è poi allargato alla responsabilità sociale dell’impresa, un concetto che deve guidare l’agire economico oltre la mera massimizzazione del profitto. Proprio su questo crinale tra etica e sviluppo, Salerno ha ribadito che la spinta individuale e l’intraprendenza economica restano i motori insostituibili del benessere collettivo. Da qui la sua affermazione finale, che sintetizza la logica liberale alla base del sistema produttivo italiano: «Il guadagno è la molla del progresso», a ricordare che la crescita della comunità non può prescindere dal successo del lavoro privato.
La parte finale della serata ha dato spazio alle domande degli allievi del Collegio ‘Lamaro Pozzani’: gli interventi degli studenti hanno espresso il timore che la figura del giurista stia scivolando verso un tecnicismo burocratico, smarrendo quella capacità di mediazione culturale che fu propria dei padri costituenti. In risposta, il professore Azzariti ha rivolto un forte invito a riscoprire lo spirito del 1946: una democrazia matura non si fonda sulla cancellazione delle differenze o sulla prevaricazione della maggioranza, ma sulla continua ricerca di un consenso condiviso, dimostrando che il compromesso, ieri come oggi, resta il vero custode della pace sociale, nonché l’eredità più preziosa lasciataci da chi sognò un’Italia unita e democratica.