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Riformare la giustizia senza rompere gli equilibri: Giovanni Maria Flick al Collegio “Lamaro Pozzani”

13.04.2026

di Lorenza Mergiotti

Le democrazie vivono di equilibri maturati nel tempo attraverso norme condivise, responsabilità e dialogo tra i poteri dello Stato. È questo il principio che il mondo anglosassone sintetizza nell’espressione checks and balances, una rete di controlli reciproci che impedisce la concentrazione del potere in una sola istituzione. Diverso è il monito dell’antica locuzione latina, divide et impera, “dividere per governare”:  un richiamo al rischio di creare fratture e contrapposizioni tra le istituzioni, alterandone gli equilibri democratici. In un momento segnato dal confronto pubblico sulla riforma della magistratura, in vista del referendum del prossimo 22 marzo, interrogarsi su questi temi significa riflettere sul funzionamento stesso dello Stato di diritto.

Questi temi sono stati al centro dell’incontro con Giovanni Maria Flick, giurista, già ministro della Giustizia e presidente emerito della Corte costituzionale, ospite del Collegio “Lamaro Pozzani” nella serata di lunedì 9 marzo. Nel confronto con gli studenti, il giurista ha proposto una riflessione sul rapporto tra giustizia, politica e istituzioni, accompagnando i presenti attraverso alcuni dei passaggi più significativi della propria esperienza professionale: dagli anni come magistrato e pubblico ministero alla carriera accademica, fino all’impegno nelle istituzioni dello Stato.

Tra i temi affrontati durante la serata vi è stata la crisi che negli ultimi anni ha investito il Consiglio Superiore della Magistratura. Il riferimento è andato alla vicenda dell’Hotel Champagne, quando la scoperta di incontri tra magistrati e rappresentanti politici rivelò l’esistenza di dinamiche opache nella gestione delle nomine all’interno della magistratura. Un episodio che ha suscitato un ampio dibattito pubblico e ha contribuito ad alimentare le proposte di riforma del sistema.

Nel suo intervento, l’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick si è soffermato in particolare sull’assetto della magistratura e sul meccanismo di selezione dei membri del Consiglio Superiore, richiamando i possibili effetti dell’eventuale introduzione del sorteggio per alcuni componenti, che comporterebbe il rischio di coinvolgere persone non sempre adeguatamente preparate, e sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Quest’ultima comporterebbe concorsi distinti fin dall’inizio del percorso professionale, segnando una divisione più netta tra due funzioni che per lungo tempo sono state considerate parte di un unico ordine giudiziario.

Nel suo intervento il giurista ha richiamato più volte il principio sancito dalla Costituzione secondo cui i giudici sono soggetti soltanto alla legge. L’indipendenza della magistratura, ha ricordato, rappresenta una delle garanzie fondamentali dello Stato di diritto. Allo stesso tempo ha sottolineato come l’attività dei giudici comporti inevitabilmente anche un lavoro di interpretazione: le norme non riescono sempre a prevedere ogni situazione concreta e proprio in questo spazio prende forma il rapporto tra diritto legislativo e diritto giurisprudenziale, cioè tra le leggi approvate dal Parlamento e la loro applicazione da parte dei tribunali.

Per questa ragione, ha osservato Flick, la riforma della magistratura richiede particolare attenzione. «È un referendum difficile, ci vorrebbe quasi una laurea per capirlo», ha commentato durante l’incontro, invitando gli studenti a riflettere con consapevolezza sulle implicazioni istituzionali delle proposte in discussione. Più che indicare una scelta di voto, l’ex ministro della Giustizia ha richiamato la necessità di preservare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, uno dei principi cardine dell’architettura costituzionale italiana.

La serata ha offerto agli studenti non soltanto l’opportunità di approfondire temi complessi, ma anche di confrontarsi direttamente con una figura che ha attraversato molti ambiti della giustizia italiana. Momenti di dialogo come questo confermano la vocazione del Collegio “Lamaro Pozzani”: uno spazio in cui la formazione passa anche attraverso il confronto critico sulle istituzioni e sul funzionamento della democrazia.