di Marco Oliva
Martedì 3 febbraio, il Collegio Universitario “Lamaro Pozzani” ha ospitato il primo appuntamento del ciclo di incontri “Referendum sulla riforma della magistratura”. L’iniziativa, ideata con il proposito di favorire una riflessione approfondita sulle proposte oggetto del referendum costituzionale previsto per i prossimi 22 e 23 marzo 2026, ha inaugurato un percorso di analisi che vedrà alternarsi sostenitori e oppositori del disegno di legge. L’obiettivo è offrire agli studenti strumenti critici per comprendere una delle trasformazioni più significative dell’architettura costituzionale italiana.
L’incontro è stato introdotto dal Prof. Domenico Melidoro, che ha illustrato la struttura del ciclo, il quale si concluderà lunedì 9 marzo con l’intervento del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick. A seguire ha preso la parola l’Avv. Gian Domenico Caiazza, Presidente del Comitato SìSepara della Fondazione Luigi Einaudi e già Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane.
Caiazza, laureato del “Lamaro Pozzani”, ha esordito esprimendo la propria emozione nel ritrovarsi nuovamente all’interno di quella che è stata la sua residenza durante il periodo universitario. Nel corso della sua relazione, ha focalizzato l’attenzione sui tre pilastri fondamentali della riforma costituzionale: la netta separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, la distinzione in due organi del Consiglio Superiore della Magistratura (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri) e l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare.
«La separazione delle carriere è un tema che mi accompagna da sempre», ha affermato Caiazza, sottolineando come si tratti di un passaggio necessario per dare piena e compiuta attuazione al rito accusatorio, introdotto nel nostro ordinamento nel 1989 in sostituzione del vecchio modello inquisitorio. A sostegno della propria tesi, il relatore ha evidenziato come la distinzione strutturale tra chi accusa e chi giudica costituisca un requisito imprescindibile per garantire la terzietà e l’indipendenza del giudice, principio cardine sancito dall’articolo 111 della Costituzione.
In merito al sorteggio dei componenti dei due nuovi CSM, il relatore ha illustrato come tale misura miri a contrastare le degenerazioni del sistema correntizio, emerse con forza a seguito delle cronache giudiziarie del 2019. È una misura forte – ha asserito Caiazza, precisando che essa sarà meglio delineata dalle leggi di attuazione, le quali introdurranno i requisiti di eleggibilità necessari per la nomina.
L’ospite ha inoltre rassicurato l’uditorio sul mantenimento dell’indipendenza della magistratura, osservando che la componente togata continuerà a rappresentare una quota determinante negli organi di autogoverno. Tale equilibrio, secondo il relatore, verrebbe preservato anche nella nascente Alta Corte Disciplinare. Questo nuovo organo, presieduto dal Presidente della Repubblica, sarà deputato a giudicare gli illeciti professionali dei magistrati, sottraendo tale funzione alla gestione amministrativa delle carriere per garantire una giurisdizione domestica più imparziale.
L’incontro è proseguito con un vivace dibattito animato dalle domande dei collegiali. In questo spazio di discussione è intervenuto, in collegamento, anche il Cavaliere del Lavoro Francesco Rosario Averna, il quale ha offerto ulteriori spunti di riflessione a sostegno della riforma.
In conclusione, Gian Domenico Caiazza ha ribadito la propria posizione favorevole ai quesiti referendari, sottolineando nuovamente il ruolo cruciale che la separazione delle carriere riveste nel garantire l’effettiva imparzialità del giudice. L’evento si è chiuso con i saluti e i ringraziamenti carichi di emozione del relatore, suggellando un momento di confronto di alto valore formativo per la comunità del “Lamaro Pozzani”.