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Scienza, l’evoluzione degli asteroidi: la ricerca di Cambioni pubblicata su Nature

04.11.2021

di Aurora Abbondanza e Jacopo Bilotto

Saverio Cambioni è un Alumnus del Collegio, laureato in Ingegneria Spaziale e Astronautica all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 2016. Ha conseguito il dottorato in Planetary Sciences alla “University of Arizona” nel 2020. Attualmente è ricercatore presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston. Nella sua ricerca si occupa di capire come la formazione e l’evoluzione degli asteroidi e dei pianeti terrestri ne caratterizza la diversità.

Il tuo articolo pubblicato nel mese di ottobre sulla rivista Nature, dal titolo “Fine-regolith production on asteroids controlled by rock porosity parla della composizione rocciosa degli asteroidi cosiddetti carbonacei. Qual è la novità della tua ricerca, e come cambia quello che conosciamo del nostro universo?

Il nostro lavoro fornisce una spiegazione per la diversità delle superfici degli asteroidi, che è una domanda aperta dagli anni ’80. Gli asteroidi sono fossili della formazione del Sistema Solare e capire come le loro superfici evolvono è importante per comprendere l’evoluzione del nostro pianeta e di quelli limitrofi. Per far luce su questo aspetto abbiamo usato un nuovo metodo di intelligenza artificiale per analizzare i dati dell’asteroide Bennu. Abbiamo scoperto che su Bennu, così come probabilmente su tutti gli asteroidi, la produzione di frammenti di roccia più piccoli di circa un centimetro (regolite fine) attraverso impatti e fatica termica è controllato dalla porosità delle rocce: dove le rocce sono più porose, viene prodotta meno regolite fine. Questo ci permetterà di capire in anticipo la natura delle superfici degli asteroidi, e quindi di pianificare future missioni di conseguenza. Il progetto da studente collaboratore sulla missione Nasa Osiris è durato circa due anni e ha coinvolto un team internazionale di esperti (tra i quali 2 ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica).

Quanto è importante per un ricercatore sapersi mettere in discussione quando un risultato sperimentale non è consistente con le previsioni teoriche?

Penso che sia una parte centrale del processo di ricerca. Per esempio, quando la missione Nasa Osiris ha raggiunto l’asteroide Bennu nel 2018, ci aspettavamo di trovare una superficie ricoperta di regolite fine. C’erano simili aspettative anche per la missione Hayabusa 2 dell’Agenzia Spaziale Giapponese Jaxa, che nello stesso anno ha raggiunto l’asteroide Ryugu. Una volta giunte in prossimità di questi due piccoli corpi, invece, entrambe le sonde hanno rivelato terreni rocciosi, sorprendentemente coperti di massi e con pochissima regolite fine. Questa sorpresa e l’evidente contrasto con le previsioni teoriche ci hanno spinto a lavorare sul progetto pubblicato poi sulla rivista Nature.

Come pensi che il tuo percorso professionale abbia beneficiato dell’esperienza da studente del Collegio?

I miei anni al Lamaro Pozzani sono stati essenziali per formarmi come accademico e come persona. I corsi di inglese sono stati fondamentali per imparare a scrivere articoli, presentare il mio lavoro alle conferenze e insegnare in lingua inglese. I corsi di economia mi hanno insegnato rudimenti di management che mi stanno tornando molto utili per scrivere richieste di finanziamento per i miei progetti. Inoltre, l’opportunità di spendere cinque anni vivendo con persone che si occupano di cose diverse dalle mie, nonché l’interazione con i Cavalieri del Lavoro mi ha permesso di aprire la mente e mi ha insegnato ad avere a che fare con esperti nei settori più disparati. Questo è utile quando ci si trova a fare networking con altri accademici, amministratori dell’università o imprenditori. Infine, la cosa più importante: a Roma e al Collegio ho conosciuto alcuni dei miei amici più cari. Sono stati anni intensi, ma veramente belli, che ho cercato di vivere al massimo; invito tutti i collegiali a fare lo stesso!